11.8.05

Lunga e noiosa tirata a proposito di una fobia invalidante

Confessione: ho paura di volare, da circa un anno e due mesi.
Non si tratta della semplice “tremarella” che ci prende al decollo del velivolo. No. La mia è una vera e propria fobia, che ha influito sul mio stile di vita e che ha condizionato perfino alcune scelte.

Il viaggio a Lisbona, per esempio, è stato rimandato per questa ragione e mi sono vista costretta a raccontare una serie di frottole a diverse persone, perché non potevo tollerare quello sguardo tra l'indulgente e il compassionevole che mi veniva rivolto ogniqualvolta accennavo allo spaventoso volo di ritorno dalla Sardegna.

Si trattava di un charter Eurofly, con tanto di seggiolini rotti.
Il pilota è stato bravo in relazione allo scopo che ogni suo collega dovrebbe perseguire: non far cadere il velivolo di cui è alla guida. E' stato una bestia, invece, per tutta la durata del volo, dal decollo ( con caduta di tre metri non appena aveva preso quota) fino all'atterraggio. Avete presente le palline di gomma lanciate verso il basso? Avete presente come rimbalzano? Bene, il nostro aereo è atterrato così.

Nel tratto che offre una deliziosa veduta della Corsica e di parte dell'Arcipelago Toscano, il nostro mezzo ha tremato più di me, poi ci sono stati i piccoli, ripetuti vuoti d'aria. La spiegazione: qualche uomo d'ingegno aveva dimenticato di spegnere l'apparecchio digitale che portava nel bagaglio a mano.

Conosco il mezzo aereo come pochi, consulto i siti che contengono studi statistici sugli incidenti aerei, ma anche quelli realizzati da qualche coraggioso che vuole aiutare altri come me a superare quest'impedimento. L'incidente ( perché chiamarlo così quando la colpa è SEMPRE di qualcuno o qualcosa?) di Palermo purtroppo, è una delle eventualità più remote in assoluto. I motori dell'aereo non hanno alcun “legame” tra loro, proprio per garantire la sicurezza del volo. Qualora uno dei due andasse in avaria, l'altro consentirebbe il proseguimento del viaggio per alcune ore.

Ogniqualvolta la parte forte di me stessa inizia a desiderare di essere altrove (accade spesso) e si considera disposta a superare la fobia del volo, ecco che arriva la notizia dell'ennesimo atterraggio d'emergenza. In quei momenti divento quasi morbosa, voglio conoscerne le cause e accertarmi che tutto sia andato bene.

Contrariamente ad altri pessimisti che ghignano soddisfatti, il mio stato d'animo peggiora. Solo dopo alcuni minuti di spavento ringrazio il Cielo che i passeggeri stiano bene e che non sia accaduto niente. Immagino che ci siano stati dei bambini a bordo ed è soprattutto a loro che va il mio pensiero, per non parlare di coloro che temono l'aereo poco meno di me e che hanno dovuto superare l'innato istinto di sopravvivenza per salirci. I bambini sono molto più forti di noi e nutro fiducia nella loro capacità di rinnovarsi, indossando nuovi abiti mentali.

Noialtri un po' “grandicelli”, invece, coltiviamo i nostri timori in un bel giardino e badiamo bene che abbiano acqua e concime a sufficienza. Le nostre menti sono incrostate ed i fossati tra malattia e cura si fanno di giorno in giorno più larghi. Così alcuni miei confratelli rinuceranno a volare per tanto, tanto tempo e perderanno meravigliose occasioni perché mancherà loro la possibilità di uscire dal tunnel.
Perché, cari miei, si fa presto a citare pappagallescamente alcune gemme del pensiero come:

-L'AEREO E' PIU' SICURO DELLA MACCHINA
-ORMAI LO PRENDONO TUTTI
-CI SONO CONTROLLI SEVERISSIMI
-LE PROBABILITA' CHE UN AEREO PRECIPITI SONO SCARSISSIME

a noi non basta. Resta da vedersi se l'aereo sia realmente più sicuro dal momento che, nel giro di tre giorni, ben tre velivoli hanno dovuto effettuare degli atterraggi d'emergenza! Per carità, tutto è andato benissimo, e non è accaduto niente. Ma se...?

Ora come ora, se salissi su un velivolo, mi sentirei immediatamente soffocare e avrei voglia di fuggire. Essere bloccata dentro uno di quelli mi farebbe perdere la ragione. Dall'auto, dal treno, dall'autobus, si può scendere. Per assurdo anche dalla nave, se si sa nuotare, ma dall'aereo no.

Cosa penserei se mi accadesse qualcosa durante un volo?
Quello che ho già pensato più di un anno fa': “non c'è via di uscita, non si può tornare indietro. Ed è solo colpa mia.”

Un corso di Alitalia rivolto a chi soffre del mio problema costa 750 €.
I supporti psicoterapeutici non sono meno esosi.
Perciò restano le tre ben note alternative, simili nella propria inefficacia.

Medicinali: così ci si rincoglionisce come conigli e se il volo è breve ci si fa venire a prendere da una claque di aerofobi come noi.

Rimedi naturali: solo a sentirli nominare do' in escandescenze. Sono blandi, lenti e per loro vale ciò che dico a proposito degli psicofarmaci & co.: curano i sintomi, non le cause.

Stare col culetto a terra: senza dubbio aiuta a conservare la propria incolumità, tuttavia non uccide né la paura né il desiderio di viaggiare e il conseguente sordo rancore che provo nei confronti di Licia Colò.

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