29.11.05

Questo e' un lungo, lungo post...

Padre Anthanase Seromba, appartenente al clero cattolico hutu di Ruanda e Burundi, viene nominato nei primi anni '90 curato della parrocchia di Nyange (Kibungo).

Nell'aprile del '94 accoglie 2000 tutsi in fuga e li fa rifugiare in chiesa. Poi fa sprangare porte e finestre e consegna i rifugiati alle milizie hutu, autorizzandole a prendere a cannonate l'edificio. I superstiti vengono finiti a colpi di machete e pare che lo stesso Seromba abbia partecipato al mattatoio.

In seguito i tutsi tornano al potere e si decide di fare i conti col passato istituendo il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda. Diversi accusati di genocidio sono arrestati e processati, ma Padre Seromba scompare.

Carla Del Ponte, Procuratore Capo per il Tribunale ruandese emette un mandato di cattura, ma non ci sono tracce dell'accusato.

Nel 1997 viene nominato, nella chiesa di S. Martino a Montughi, un nuovo viceparroco. I fedeli, inizialmente incerti sulla scelta di un sacerdote di colore, imparano a conoscerlo ed apprezzarlo. Il viceparroco si chiama don Atanasio Sumba Bura e la diocesi fiorentina ha dimostrato una particolare preoccupazione per l'integrazione del religioso nella comunita'.

Due anni dopo l'associazione African Rights arriva alla parrocchia di S. Martino. Il nome di quel curato, troppo simile a quello di un ricercato accusato di genocidio, li induce a indagare, prendere informazioni, scattare foto. L'associazione riconosce in quel religioso proprio Anthanase Seromba, ma la stampa italiana non se ne occupa e la notizia si diffonde grazie all'inchiesta condotta dal Sunday Times.

Don Atanasio convoca una conferenza stampa in cui nega di essere Seromba e chiede ai giornalisti giunti li per intervistarlo di non scattare fotografie.
Nel frattempo giungono messaggi di solidarieta' da numerosi appartenenti al clero italiano, un chiaro segnale per la magistratura italiana, che viene invitata a non occuparsi del religioso ruandese.

In seguito don Atanasio viene trasferito nella parrocchia di S. Mauro a Signa e, passato l'interesse mediatico, svanisce. Solo dopo un certo periodo di tempo si viene a sapere dove ha trascorso i mesi di latitanza: a Firenze, nella sede arcivescovile, che e' sotto autorita' vaticana, quindi extraterritoriale.

Nell'agosto del 2001, esce un comunicato:

don Athanase Seromba non e' 'fuggito', come hanno scritto alcuni giornali: e' tuttora ospite dell'arcidiocesi di Firenze e ribadisce di essere pronto a rispondere di fronte alla legge per tutte le accuse che lo riguardano

dichiara il portavoce della Curia fiorentina, Riccardo Bigi.

Il rifugio offerto dall'arcidiocesi ha avuto strane conseguenze: don Atanasio Sumba Bura viene ora chiamato con quel nome che aveva perfino negato di conoscere.

Bigi sottolinea inoltre come Seromba non abbia ricevuto fino ad allora alcun atto ufficiale d'accusa. Il portavoce si permette di dubitare della qualita' dell'informazione ruandese e dell'imparzialita' dell'associazione African Rights.

Non spiega invece come mai un prete accusato (e non condannato) di genocidio possa essere nominato viceparroco di due parrocchie e trascorrere gli anni di latitanza in sede arcivescovile. Questo nonostante le lettere delle vittime al Papa, delle ricerche dell'Interpol e delle autorita' del Tribunale.

Finche' Silvio non scende in campo.
Non ci credete?
Continuate a leggere!

Il 12 luglio 2001 la Del Ponte, non solo procuratore generale dei tribunali internazionali per i crimini nel Kosovo e in Ruanda, ma anche collaboratrice di Falcone nelle indagini italiane su mafia e corruzione che hanno coinvolto anche l'attuale Presidente del Consiglio, riemette l'ordine di cattura internazionale per quattro ruandesi accusati di genocidio, tra cui Anthanase Seromba.

Gli altri tre latitanti (che si trovavano in Olanda, Belgio e Svizzera) sono consegnati alle autorita' competenti. L'Italia, invece, non esegue l'ordine, violando la risoluzione 955 dell'Onu. Ma il ministro di Grazia e Giustizia afferma che l'estradizione e' impraticabile, non essendo mai state approvate le leggi di ratifica.

L'inviato svizzero della Procura speciale ricorda allora ad un funzionario del ministero che e' sufficiente un decreto legge.
Il funzionario volpino risponde: "Sa, per un decreto ci vuole tempo, occorre vagliare, vedere. L'ex Jugoslavia e' alle porte di Roma. Il Ruanda e' migliaia di chilometri lontano".

Alla luce di questa dichiarazione la Del Ponte chiede invano un incontro immediato con il premier Berlusconi. Critiche dalle Nazioni Unite, niente piu'.

Il Vaticano inizia a trattate con il Tribunale e le autorita' ruandesi.
A Seromba si garantisce che:

  • non verra' trasferito in un carcere ruandese o imprigionato con altri hutu in Congo, Uganda e Burundi

  • non verra' condannato a morte

  • ricevera' un trattamento di riguardo

Vittoria vaticana: la trattativa per la consegna verra' condotta esclusivamente dalla Santa Sede, lo stato italiano non avra' voce in capitolo.

Seromba si consegna al Tribunale, in Tanzania, il 6 febbraio 2002.
Il 2 agosto 2002 il parlamento italiano approva la legge sull'estradizione dei perseguiti dal Tribunale internazionale.

Il successo del Vaticano e' percio' degno di nota: un suo protetto e' sfuggito alla giustizia italiana. I documenti non sono stati sequestrati, le parrocchie e gli archivi non sono stati perquisiti, eventuali complici e fiancheggiatori non vengono incriminati.

Il governo italiano, dal canto suo, ha un bottino di tutto rispetto: ha permesso e favorito la latitanza di un ricercato dal Tribunale Internazionale per ben DUE anni.

Il processo per genocidio in Tanzania, intanto, si sta svolgendo regolarmente.
Con qualche anno di ritardo, a voler esser pignoli, ma regolarmente, si.

Fonte:
Democrazia e legalita'


Vi segnalo anche il sito del comitato di sostegno a
Anthanase Seromba

16 commenti:

capemaster ha detto...

e poi mi dicono che non viviamo un uno stato confessionale.

vorrei scrivere qualcos'altro, ma non mi riesce di non essere banale. Come lo risolviamo sto cancro del potere vaticano?

capemaster ha detto...

PS sopporto solo i tuoi lunghi post :)

[:NYBRAS] ha detto...

Anthanasìa della legalità. E credo (ne accennò RaiNews24 mesi fa) fosse pure un francescano, ti risulta?
A me avevano dato del pazzo quando avevo riferito la notizia... "Fosse stato un gesuita", mi avevano detto... ma un francescano, no, dài.
Detto dal fratello di un francescano. Gran bel post, vist anche munnchausen, interessante, grazie.

Anonimo ha detto...

bleah... sto vomitando!
Non per il tuo post, ovviamente, ma per i suoi effetti: allergia al vaticano!

geo

Undine ha detto...

Avevo promesso questo post perchè cercando informazioni sulla protezione offerta a Ante Gotovina, mi era capitata anche questa vicenda, di cui avevo sentito parlare un po' di mesi fa'.

Nybras:non so se Seromba sia francescano, sinceramente. Vedro' d'informarmi.

Cosa si puo' fare, Cape ( tu che sopporti i miei lunghi post e hai tutta la mia riconoscenza per questo)?
Informarsi e informare chi ancora non sa. Diffondere il più possibile certe notizie. Stimolare senza sosta il nostro spirito critico.

Chi ha ricevuto veramente il dono della fede dovrebbe essere il primo a indignarsi in modo tenace e silenzioso contro l'uso che si fa di concetti come "Dio", "vita", "amore".
Invece sembra di assistere alla partita scapoli vs sposati. Tra chi vive i valor che dichiara e chi dichiara valori lontanti dal proprio vissuto.

contevico ha detto...

Undine, tu non puoi chiedermi di commentare questi post.
Il mio stomaco si rifiuta.
Scusami.

PS: Bravissima.

maurizioV ha detto...

brava, bel post.

Zenzero ha detto...

Gasp!

Zenzero ha detto...

Ma non sono stupito. Avevo solo un groppo in gola...:)

munchhausen ha detto...

Gran Post!!!
Chissà Socci, che andava lamentandosi così tanto dei poveri cristiani perseguitati in Africa, cosa ne penserà?
Io, penso solo che se il Vaticano fosse stato la dimora del Dalai Lama e non del Papa, tutto sarebbe diverso, mentre, bisogna rassegnarsi ad una religione arroccata sui suoi privilegi temporali.

Alex ha detto...

Forse il Dalai Lama non avrebbe costituito uno stato come il Vaticano.
Altra cultura/religione la sua.

Però al Papa il fresco del Tibet potrebbe far bene.
Magari per qualche annetto, lontano dai mass media e dai comfort.

Mr. Diego ha detto...

Assurda questa storia, brava Undine!

mascia ha detto...

Guarda a 'sto punto meglio in Tanzania: processo più equo (anche per le vittime) :s


ti offendi a morte se ti linko si? :)

besos

Undine ha detto...

Grazie a voi lettori, grazie per la vostra nausea e il vostro groppo in gola. Non dico che era l'effetto che questo post voleva ottenere...ma quasi. :-)

Vorrei fare una precisazione, so che non serve, ma la faccio ugualmente.
Tanti religiosi, ogni giorno e in ogni angolo del mondo rischiano la vita (i Comboniani su tutti). Io voglio continuare a credere in loro. Il mio era un attacco al sistema Vaticano di difendere le mele marce solo perche' appartenenti al clero cattolico.

Mascia: sono davvero offesa, cioè, ma come ti permetti? ;-)
claro que puedes!
besitos!

SI-FA-SI ha detto...

Penso che il senso di nausea sia stato sottolineato abbastanza fino a ora da molti...Mi voglio davvero limitare, dato che di media ci vado giu' duro con la chiesa e affini...
Sicuramente concordo con te Silvia, e inoltrero' il messaggio a mari e monti, che perlomeno questo possa servire..

Silvia

Anonimo ha detto...

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